La bonifica del terreno: cos’è un sito contaminato?

Il passato, insieme alla plastica negli oceani e al buco dell’ozono, ci ha riservato l’impresa di dover fare i conti con zone altamente inquinate che risultano inabitabili per qualsiasi essere vivente. In tal senso, una zona contaminata, è un sito con la presenza di diversi livelli di alterazioni o aggressioni chimiche, fisiche, biologiche, del sottosuolo o delle acque (superficiali e sotterranee). Queste alterazioni sono un pericolo per la salute cittadine e pubblica, per qualsiasi ambiente naturale e costruito. Esistono dei parametri di rilevazione dell’inquinamento, oltre i quali, l’abitazione e la circolazione, è severamente vietata: anche se un solo valore di concentrazione delle sostanze inquinanti risulta oltre i valori di concentrazione limite accettabile, il sito può definirsi inagibile. In questo scenario preoccupante per il benessere umano, l’amianto è uno dei principali responsabili dell’inabitabilità di alcune zone: riconosciuto come “cancerogeno di classe 1” è stato bandito dall’Italia con la Legge 257/1992.

Quando l’amianto è pericoloso: il responsabile del controllo

Come si fa a riconoscere l’amianto e quando è pericoloso? Essendo l’amianto costituito da fibre minerali presenti in determinate rocce, la sua nocività si presenta laddove il suo stato di conservazione non è buono. La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio, non comporta infatti un pericolo per la salute di chi occupa l’edificio: se l’oggetto di cui si ha dubbio è integro non c’è pericolo, nonostante presenti piccole fratture o lacerazioni. Solo nel caso in cui, per opera di atti vandalici, il materiale viene danneggiato, allora si verifica un pericoloso rilascio di fibre, che rappresenta un potenziale rischio.

Nel momento in cui si individua questo materiale, la cui modulazione è in lastre, allora bisogna contattare, laddove si fosse proprietari della struttura, un responsabile per il controllo e la manutenzione. Proprio il responsabile dovrà procedere alla valutazione del rischio, correlato al potenziale rilascio di fibre nell’aria e, al contempo, osservare l’integrità del materiale attraverso ispezioni periodiche. Il responsabile può essere un tecnico geometra, un ingegnere o un architetto, l’importante è che svolga analisi tali da comprendere quando procedere con la definitiva rimozione. Se la proprietà in cui sono presenti materiali tossici appartiene a terzi, allora risulta obbligatoria per la salvaguardia della cittadinanza, un’opportuna segnalazione.

La rimozione dell’amianto: la realtà giusta per una ditta edile

Agire senza le opportune competenze è rischioso: solo i professionisti non si limitano ad isolare la minaccia ma a bonificare un sito. La rimozione infatti è sicuramente un’operazione complessa, che consiste nell’asportazione e nel trasporto in discarica dell’elemento, in questo caso dell’amianto, da neutralizzare. Quella della rimozione è una procedura che comporta i costi più alti e lunghi tempi di esecuzione. Nella maggior parte dei casi richiede l’applicazione di un materiale di bonifica sostitutivo. Proprio quello della rimozione è il procedimento più diffuso perché capace di eliminare ogni potenziale particella pericolosa.

NovaEcologica si occupa di smaltimento amianto a Roma ed è una ditta professionale che non si priva mai di rispettare ogni genere di dichiarazione e conformità nella tutela ambientale e nella rimozione dei rifiuti. In tal senso, se siete una ditta edile che necessita di fare una segnalazione, bisogna tenere in considerazione  il modello unico di dichiarazione ambientale, ovvero un certificato che ha l’obiettivo di controllare quanti e quali rifiuti vengono prodotti e come vengono smaltiti o avviati ad un loro recupero. Il mud è un modello di denuncia dei rifiuti fondamentale, che consente interventi tempestivi, salvaguardia cittadina e a numerose realtà di intervenire nella consapevolezza e nello stato di un luogo di cui si hanno informazioni relativamente ai rifiuti interessati.

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